DI GEMME E DI VINO

DI GEMME E DI VINO

Nel teatro sede del convegno sarà allestita una mostra in cui 3 bottiglie scelte saranno abbinate ad altrettante gemme tra loro legate da “affinità elettive” per caratteristiche peculiari identificate dalla gemmologa Maura Danese. 
Le didascalie spiegheranno ai visitatori le affinità’ vino/gemma attraverso i due linguaggi tecnici comparati della gemmologa e del sommelier Andrea Balleri.

Maura Danese

Laureata con lode in Economia Manageriale, ha successivamente ottenuto un Graduate Gemologist G.I.A. presso il Gemological Institute of America di Firenze.

È stata Presidente dell’”Associazione Orafi Dettaglianti Confcommercio Provincia di Cagliari”.

Andrea Balleri

“L’Armonia di un cocktail e l’emozione di consigliare un ottimo vino sono musiche di sottofondo di ogni mio giorno che gratificano il tempo guadagnato ad imparare ancora di più e meglio , domani.”

Andrea Balleri è Capo Barman ABI Professional (Associazione Barmen Italiani) e Sommelier Professionista A.I.S. (Associazione Italiana Sommelier).
È Brand Ambassador di Contini 1898.

È stato Miglior Sommelier d’Italia nel 2013 e finalista per Miglior Sommelier del Mondo WSA.

Rosso Rubino tra pietra preziosa e vino

di Attilia Medda

“In ogni epoca si son dati nomi di gemme ai riflessi dei colori dei vini percepibili attraverso il cristallo del bicchiere. Per parlare in modo appropriato dell’aspetto del vino bisognerebbe utilizzare il linguaggio dei gioiellieri.” Cosi scriveva nel suo celeberrimo “ Il gusto del vino” Emile Peynaud.

E’ noto che la mente umana pensi per analogia e soffermandoci sul rosso del vino sappiamo che esso richiama, le molteplici tonalità del rubino: rubino intenso, rubino concentrato e lucente, rubino dai riflessi granati, rubino con nuances di peonia violacea e cosi via. Nel 500 Sante Lancerio bottigliere di Paolo III Farnese che aveva il compito di scegliere i vini migliori per il pontefice descrivendo un vino dell’Italia centrale usa per definirne il colore l’espressione : “….di finissimo rubino”.

Miti, credenze, tradizioni da un lato e conoscenze scientifiche sempre più accurate dall’altro, nel corso del tempo hanno permesso di approfondire questi mondi cosi diversi. Un sottile file rouge però sembra legarli. “le storie non vivono mai solitarie: sono rami di una famiglia, che occorre risalire all’indietro e in avanti” scriveva Roberto Galasso nella sua incredibile opera “Le nozze di Cadmo e Armonia” Il colore rosso da sempre ha indicato sangue, forza, vitalità.

Per i greci il rubino era antrax “carbone vivo” mentre nei testi Puranici, libri sacri della cultura induista, la pietra nasceva dal sangue del potente demone Sava, rubato dal dio sole Surya che inseguito dal geloso Ravana re dell’isola Sri Lanka, per paura, lo lasciava andare e questo cadendo in mare si trasformava in una miriade di lucenti pietre rosse, preziosi rubini. Ma il sangue è anche all’origine di uno dei tanti miti che accompagnano la nascita del vino. Dioniso dio della sregolatezza e della follia, s’innamora del bellissimo giovane Ampelo. Quando egli muore incornato da un toro, Dioniso lo piange e secondo una delle tante versioni, abbracciandolo, un rivolo di sangue bagna una pianticella da cui egli raccoglie e spreme i frutti dando origine al vino. Secondo Ovidio è Dioniso stesso che trasforma il corpo di Ampelo in vite.

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